05 ago 2012

Come mi hanno rovinato la vita gli Avvocati..

Come mi hanno rovinato la vita, gli Avvocati..

Per adesso questa segnalazione, vuole rimanere anonima.. - Denunce In Rete.

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Nel 2007 un mio ex titolare mi propone la riduzione dello stipendio affermando che aveva trovato un operaio che compreso il sabato gli costava meno di me.

Io non accetto e mi comincia a maltrattare proprio a livello di mobbing in presenza di altre persone facendomi fare anche lavori più pesanti, poco idonei al mio fisico per avere già compiuto i 60 anni. Un giorno, non in officina ma nel cortile della ditta dove si faceva la manutenzione, alzando una batteria molto pesante per piazzarla su un furgone, dopo la terza batteria usata perché tutte vecchie, sento una contusione al braccio sinistro. Mi metto in malattia e poi subito in infortunio che ci sto per circa 5 mesi e durante i quali mi licenzia con l’ astuzia di mancanza di fedeltà con la chiusura del rapporto a fine malattia. Non soddisfatto mi fa una querela per diffamazione con accusatore il vicedirettore della ditta che si faceva la manutenzione dei furgoni che gli avrebbe riferito che io lo avrei diffamato accusandolo che ci obbligava a manomettere i furgoni con dei lavori irregolari. Il 24/07/2007 i carabinieri di Cologno Monzese (MI) mi consegnano la notifica della querela depositata alla Procura di Milano. Poi il 22/11/2007 la trasferiscono alla Procura di Lodi ma non c‘è la firma del magistrato che l‘ ha autorizzata. Agli sportelli mi dicono che i fatti successi a Melegnano devono essere trattati a Lodi e il magistrato non è tenuto ad identificarsi.

Il PM di Lodi non archivia pur essendo un solo accusatore come è menzionato nell’ art. 595 c.pp e fissa la prima udienza per il 26/09/2008. Poi ci sono altre udienza col GdP. Il giorno 21/11/2008 poi il giorno 06/02/2009. Poi il 17/04/2009. Poi il 05/06/2009 con la sentenza del GdP.

Prima delle udienze il mio avvocato non aggiornato con gli articoli della diffamazione mi fa dare i nomi di quattro testimoni che alla fine non erano necessari perché come già accennato l' art. 595 c.pp non li richiede. Per il processo aveva delegato un avvocato praticante. Il Giudice di Pace mentre interrogava la controparte il mio avvocato più volte cercava di fare delle domande ed il Giudice la fermava intimando: “Avvocato, faccia la domanda giusta al momento giusto, e che la domanda abbia un senso” e lei stava zitta.

Il giudice di pace non interroga i miei due testimoni presenti ma chiede altre cose ed essendo stranieri non sono riusciti a portarsi sull' argomento in questione.

Chiedo all' avvocato di far interrogare i testimoni ma mi fa segno di stare zitto con il palmo della mano. Il giudice rimanda l' udienza ad altra data per sentire gli altri due testimoni perché erano 4 e durante l' udienza due dei quali erano andati all' estero. Poi telefono subito all' avvocato titolare che il suo delegato in udienza non mi aveva difeso così mi fissa un colloquio ed allo studio mi dice che in Italia le cose purtroppo funzionano così in presenza di suo fratello civilista che me lo aveva presentato, ( con il fratello avevo la vertenza sindacale per il TFR) poi guarda bene gli articoli della diffamazione e mi conferma che i testimoni non erano necessari. Scrive l’ arringa che i testimoni non ci volevano e in udienza si presenta lui ma il giudice non lo ascolta neanche e mi condanna in ogni modo.

Sembrava che fosse tutto calcolato, di come doveva andare.

Facciamo appello per il secondo grado; scrive l' arringa chiedendo le spese dei processi e l’ assoluzione perché il fatto non sussiste. L’avvocato di controparte deposita una richiesta di € 250.000,00 di danni per la diffamazione perché nel frattempo a causa che l’ex titolare aveva un’indole litigiosa aveva perso la manutenzione con la ditta. Io intanto faccio l' esposto all' Ordine degli Avvocati di Monza e per avere la risposta ho dovuto mettere in mora l’ Ordine, ed alla risposta mi dicono di non riconoscere gli errori degli avvocati. L' avvocato si dimette ed il giudice di secondo grado mi assegna un avvocato d' ufficio. Telefono al nuovo avvocato, prendo appuntamento per andare a conoscerlo. Gli chiedo di difendermi a spese dello stato e mi dice che la domanda avrei dovuto presentarla io e in più mi chiede 500 euro in nero che alla fine mi avrebbe aiutato a far causa ai precedenti avvocati per gli errori commessi. In secondo grado sono stato assolto ed il giudice ha scritto che l'errore è stato nel non aver valutato l' art. 595 cpp. pertanto non posso chiedere il risarcimento danni per tale motivo. E neanche le spese dei miei primi avvocati che sbagliano procedura ma devono essere pagati. Alla controparte ha chiesto l’anticipo delle spese che lo Stato doveva sostenere per entrambi i gradi di processo senza dire se sarebbe stata poi risarcita.

Intanto a me è costato parecchi soldi, non riuscire a trovare più lavoro e tanti altri disagi. Ho anche scritto al Ministero della Giustizia per far notare che l' Ordine degli avvocati non riconosce gli errori degli avvocati ma da lì non ho avuto risposta.

Dopo che fu tutto finito l' avvocato d' ufficio ha trovato scuse dicendo che non era del foro di Monza e non ho trovato altri avvocati disposti a far causa e chiedere il risarcimento danni per non volersi mettere contro un collega, qualcuno mi ha detto che essendo avanti con gli anni non conviene perché contro avvocati è magistrati sono cause stressanti, e perché il Giudice di secondo grado a scritto che non potevo richiedere il risarcimento perché il caso è stato promosso dal PM.

Ora che sia per errore o per altri motivi il PM viene onorato mentre la mia vita non vale niente perché sono un semplice consumatore e per aver perso sei anni di lavoro la mia pensione è ridotta al minimo. La sentenza di secondo grado è del 24/05/2010. Poi il primo avvocato mi aveva chiesto più di € 7.000,00 ma l’ ho indotto a fare il decreto ingiuntivo così ha dovuto scendere a circa € 4.500,00.

Quanto sopra per arrivare a ciò che mi sta succedendo adesso perché anche se indirettamente vedo un collegamento.

Ero quindi nel 2009 senza lavoro ed ero alla ricerca di lavoro. Mi arriva in una delle mie email un' offerta di lavoro dalla Yamaguchi bank, come intermediario per beneficenza dovendo però aprire un nuovo conto per il lavoro dove avrebbero fatto confluire i bonifici degli sponsor, probabilmente per non stare a fare conteggi nel mio conto già esistente oppure perché potrebbero aver pensato che un mio conto non lo avrei mai dato per paura. Mi fanno un contratto di lavoro e dopo qualche giorno la stessa persona che mi aveva mandato l’ email iniziale mi comunica che erano in contatto con uno sponsor che mi avrebbe fatto un bonifico e che poi io avrei dovuto mandarli a due beneficiari prelevando dagli stessi soldi la parcella che mi spettava per il lavoro.

Nel frattempo mi arriva una raccomandata dalla banca dove avevo aperto il conto con la comunicazione di revoca dal contratto di conto corrente senza spiegare i motivi, così mi presento dal direttore e mi dice che mi chiudevano il conto perché stavano per arrivare dei soldi illeciti e li avevano bloccati. Pur avendogli spiegato che non ne sapevo niente mi ha confermato la diffida. Sono poi andato dai carabinieri i quali mi hanno mandato alla polizia postale a denunciare quanto accaduto.

Dopo aver avuto un colloquio con un l’ incaricato, il quale ha letto tutta la documentazione della Yamaguchi Bank relativa al contratto che avevo stampato, mi è stato confermato che non sussisteva nessun reato quindi non era necessario scrivere ne denunciare niente e di stare tranquillo. Ma il 25/03/2010 vengo invitato dai carabinieri del mio comune per mettere a verbale cosa fosse successo perché il supposto sponsor aveva sporto querela per una tentata truffa telematica però non andata in porto perché qualcosa era andato storto. I carabinieri a me non avevano detto che c‘èra una denuncia. Praticamente i soldi non sono mai usciti dalla sua banca e mai arrivati sul mio conto e quando la banca mi ha chiuso il conto neanche mi avevano detto che sono stati avvisati dalla banca del potenziale sponsor che si stavano per fare arrivare sul mio conto tramite truffa telematica. A questo punto avevo pensato che la cosa fosse finita con la mia denuncia ai carabinieri ed alla polizia postale ma non è stato così perché il 29/03/2012 ricevo dalla Procura della Repubblica di Monza un AVVISO ALL’INDAGATO DELLA CONCLUSIONE DELLE INDAGINI PRELIMINARI nel quale il PM mi accusa che io avrei fatto ciò nella piena consapevolezza della provenienza illecita, che io avrei messo a disposizione un conto creato ad hoc e peraltro predisposto per ulteriori operazioni del genere, inoltre accusandomi di aver tentato di spedire i soldi all’estero senza riuscirvi quando di soldi non ne sono mai arrivati sul conto.

Quando sono andato a contattare l’avvocato d’ufficio già mi accusava prima di aver letto gli atti depositati in procura, proponendomi il patteggiamento senza che io sapessi cosa fosse, così ho cercato un avvocato che mi ha accettato con il patrocinio a spese dello stato dal momento che rientro per il fatto non essere abbiente.
Ora all’avvocato ho chiesto di proporre l’archiviazione tramite la polizia giudiziaria del Tribunale di Monza; richiesta fatta il giorno 28/05/2012 alle ore 09.25. Fino a questo momento ancora non ho avuto risposta.
Chiedo un Vostro parere a riguardo è se posso per ora chiedere i danni della querela visto che di cinque avvocati ognuno aveva le sue scuse per rifiutare, dopo la sentenza del Giudice di 2° grado in composizione monocratica del 24 /05/2010 dal momento che l’ accaduto mi sta continuando a procurare problemi di sopravvivenza.

Ho tutte le sentenze e le raccomandate disponibili.

Cordiali saluti
23 giugno 2012

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2 commenti:

Anonimo ha detto...

puo' un'avvocato dichiarando falso rovinare la vita di una persona , cosa possiamo fare contro questi bastardi

Anonimo ha detto...

chi fa da se' fa per tre. Secondo me se si era difeso da solo avrebbe avuto piu' soddisfazione visto che era piu' preparato degli avvocati.

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